Il blog di Fabrizia Lodeserto

Che genere di stress vive l’estetista?

Che genere di stress vive l’estetista?
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Generalmente si è soliti pensare alla professione dell’estetista come a un lavoro rilassante, che ti porta ad avere contatti con i temi della bellezza, del benessere e del relax.

Si percepisce un ambiente piacevole in cui gli odori e i profumi rimandano a una sensazione di pace e di distensione fisica e mentale. Appena il cliente entra nel centro estetico, pensa alla serenità di quel genere di lavoro.

Eppure, nonostante l’ambiente piacevole e il benessere circostante, il lavoro dell’estetista è un lavoro difficile che può portare ad usura e stress. Naturalmente, quanto accade all’estetista emerge in simil misura anche in chi svolge la professione di parrucchiere.

Perchè il lavoro dell’estetista è stressante?

Proprio per le caratteristiche prima descritte, tutti i clienti entrano nel centro estetisco con il bisogno di ricreazione, con l’obiettivo di dedicare quello specifico momento totalmente a sè. Si è concentrati sul proprio benessere e sul proprio corpo, consapevoli che qualcuno è lì per coccolarli e prendersi cura di loro.

Cosa comporta questo?

Ciò che si viene a determinare è che il cliente, in quest’atmosfera, tende automaticamente ad aprirsi, a raccontare eventi della propria vita, a confidarsi con l’estetista che inizia ad essere percepita come un’amica.

Questo tipo di fenomeno emerge in maniera spontanea perchè il lavoro si svolge all’interno di uno spazio ristretto condiviso tra le parti.

La distanza fra estetista e cliente secondo la psicologia

Pensate che in psicologia, nel campo della comunicazione non verbale, si sottolinea come esista una specifica distanza che regola le relazioni interpersonali: a seconda della distanza fisica mantenuta da due persone, si può comprendere che tipo di relazione queste anno:

  • Distanza pubblica: oltre i 3,5 m, distanza mantenuta nelle pubbliche relazioni
  • Distanza sociale: 1,2 – 3,5 m: distanza che intercorre tra conoscenti
  • Distanza personale: 45- 120 cm, distanza mantenuta fra amici
  • Zona intima: 45 cm, distanza intima.

Bene, durante la conoscenza con una persona, questa distanza nel tempo si avvicina, a seconda del grado di confidenza mantenuto. Difficilmente si tende a mantenere una distanza di 45 cm con chi non si conosce, anzi!

Pensate a quando saliamo sul treno e nella nostra carrozza troviamo già una persona seduta. Cosa facciamo? Tendiamo a sederci più distanti, al fine di incrociare meno gli sguardi e ridurre il contatto con l’altro.

Diversamente, questo non accade con l’estetista, in cui sin dal primo contatto, si è tenuti a mantenere una distanza ravvicinata allo scopo di far svolgere all’estetista il proprio lavoro.

L’estetista non potrebbe mai lavorare con il cliente se fosse fisicamente distante!

L’ “obbligata” vicinanza tende a rompere le barriere e a superare l’imbarazzo iniziale. L’estetista entra subito in contatto con il corpo del cliente che tende ad accettarlo perchè consapevole dell’indispensabilità della pratica.

Il rapporto che si viene a creare è da subito di vicinanza e di confidenza.

Si condivide con l’estetista il proprio momento di relax, l’istante nel quale la persona decide di dedicarsi a sè e al proprio corpo ed il tutto, avviene ad una distanza ravvicinata.

Come fare a non aprirsi?! E’ naturale!

I rischi nel tempo

L’atmosfera che si viene a determinare è positiva per il cliente ma a volte meno per il professionista che deve contemporaneamente dedicarsi alla propria attività lavorativa e ad ascoltare il cliente al fine di far trascorrere alla persona un momento piacevole.

L’estetista incontra quotidinamanete un gran numero di persone; ascolta le storie di ciasuno e nello stesso tempo svolge la propria professione. L’attività di concentrazione richiesta è elevata, pertanto il rischio è quello di tornare a casa la sera carichi di pensieri, di riflessioni e di ricordi. Tutta la giornata è stata dedicata all’ascolto dell’altra persona e non all’ascolto di sè.

Questo genere di lavoro può assomigliare a quello svolto da uno psicologo; la differenza è che: il cliente che si rivolge allo psicologo sa che si sta recando in quel luogo per parlare di sè; e allo stesso tempo lo psicologo è preparato a questo genere di relazione perchè ha studiato e si è formato con l’obiettivo di ascoltare l’altro.

Diversamente accade nella professione dell’estetista.

Consequenzialmente si viene a determinare un sovraccarico di stress, di non facile gestione, che può portare l’estetista a perpire presto la stanchezza e l’usura della propria attività nel tempo.

Quali i rimedi?

  1. Non dedicare 7 giorni su 7 alla propria professione.
  2. Ritagliarsi dei momenti per sè, in un ambiente diverso da quello nel quale si svolge la propria professione (questo vale soprattutto per le estetiste che lavorano generalmente in casa e che altrimenti si ritrovano a non staccare mai la spina!).
  3. Se possibile, selezionare i clienti al fine di ridurre il carico generato dal contatto con chi incrementa lo stato di tensione. Dinanzi a un cliente portatore di un disagio, giunti in un rapporto confidenziale, suggerire di rivolgersi a un professionista psicologo.
  4. Ascoltare il cliente sino a che ci sentiamo sereni nella relazione; dopodichè tendere a variare i dialoghi affinchè si affrontino temi non solo della sfera privata, ma anche di natura superficiale perchè fungano da distrattori e limitatori del carico.
  5. Recarsi da un collega per la cura del proprio corpo, evitando di occupare il proprio momento di relax con l’attività che si svolge quotidianamente per gli altri.