Il blog di Fabrizia Lodeserto

Mio fratello ha una disabilità. Ecco come mi sento

Mio fratello ha una disabilità. Ecco come mi sento
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All’interno della famiglia, la nascita di un figlio portatore di disabilità determina certamente un forte cambiamento in termini emotivi.

L’intera famiglia molto spesso si focalizza sul bambino e sui genitori e rischia di trascurare i bisogni dei “siblings” (si tende ad usare questo termine per indicare i fratelli o le sorelle della persona con disabilità).

Quando le attenzioni si riducono:

La nascita di un fratellino , già di per sè, cambia il clima familiare perchè il primogenito sente di aver perso il “primato” e di dover dividere le attenzioni dei genitori con un’altra persona. Immaginate cosa può accadere se il bambino che entra in famiglia è affetto da una disabilità: le attenzioni si riducono ancor più perchè il piccolo richiede molte cure.

Le frequenti ospedalizzazioni e visite, magari in una città lontana dalla propria, presuppongono inevitabilmente un allontanamento della madre o di entrambi i genitori.

Spesso il fratello viene affidato ai nonni o agli zii e il piccolo inizia a percepire questa distanza in termini concreti, ma anche affettivi ed emotivi. Il fratello si sente spesso “tagliato fuori” dal nucleo.

Come reagisce il primogenito?

Quando all’interno della famiglia domina l’angoscia per la nuova condizione, il sibling viene quasi messo da parte. Si pretende molto da lui: gli si chiede di capire perchè più grande e perchè “sano”. Ci si dimentica che anche lui, in realtà, è ancora piccolo e che fino a pochissimo tempo prima veniva trattato come un bambino. Improvvisamente lo si vede grande e capace di giocare solo e di essere autonomo.

Il sibling inizia così spesso a manifestare le proprie paure e la propria insoddisfazione attraverso taluni comportamenti, che interessano:

  • il ciclo sonno-veglia: difficoltà ad addormentarsi, ripetuti risvegli nel corso della notte, ecc.
  • Le abitudini alimentari: maggiore o minore fame, “capricci”, desiderio di essere nuovamente imboccati, ecc.
  • L’autonomia: richiede più attenzioni e vuole essere aiutato in attività che prima svolgeva in autonomia.
  • L’ambiente scolastico e relazionale: difficoltà o resistenza nello svolgere i compiti e/o tensioni nel contesto classe.
  • Le emozioni e l’affettività: paura, agitazione, irritabilità, sensi di colpa, sensazione di essere invisibile.

A maggior ragione, tali comportamenti si presentano o vengono amplificati se il sibling impara che, per ricevere cure ed attenzioni, deve creare “scompiglio” all’interno della famiglia e agire in modo problematico.

Altre volte ancora, invece, capita il contrario: il fratello cerca di evidenziare le proprie capacità e la propria indipendenza per non essere un peso per i genitori. Questo può essere positivo da un lato, ma negativo dall’altro perchè il bambino vive con angoscia il dolore dei genitori e teme sempre di fare qualcosa di sbagliato o di incrementare le loro preoccupazioni.

Cosa cambia nel tempo

Nonostante tali disagi, il sibling nel tempo impara a convivere con questa situazione. Inizia ad avvicinarsi di più al fratello e a giocare con lui.

Il dolore si fa più forte nel momento in cui cresce e le diffenze iniziano a notarsi maggiormente. Il sibling inizia ad avere amici, ad uscire, ad essere invitato alle feste, ad avere il fidanzatino e ad essere autonomo. L’altro, invece, non conquista la stessa autonomia, ma rimane spesso vincolato alla coppia genitoriale.

Suggerimenti per i genitori:

  1. Favorite, nel miglior modo possibile, una maggiore autonomia nella persona con disabilità al fine di ridurre le distanze e non incrementare le difficoltà nel tempo. Il sibling si sentirà investito di una forte responsabilità per il proprio futuro, pertanto è importante facilitarlo considerato il suo importante ruolo.
  2. Chiedete supporto a chi vi sta intorno: seppur siete certi che la responsabilità cade unicamente su di voi, coinvolgete comunque più figure nella cura e nella gestione della quotidinanità. E’ importante non sentirsi soli, ma sapere di poter contare anche sugli altri.
  3. Dedicate dei momenti specifici al figlio “sano” affinchè lo stesso si senta ugualmente curato e non “tagliato fuori” dal nucleo.
  4. Siate sinceri e parlate con lui del presente e del futuro, senza fargli vivere il forte senso di responsabilità.