Il blog di Fabrizia Lodeserto

Italiano all’estero? Voglia di riscatto e malinconia

Italiano all’estero? Voglia di riscatto e malinconia
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Sono sempre di più i giovani italiani che decidono di trasferirsi all’estero per cercare fortuna e trovare una collocazione sicura e definitiva al di fuori dal proprio paese.

Si parte con numerose aspettative, sogni e si condivide con orgoglio questa importante decisione con parenti ed amici.

Chi si trasferisce viene percepito da chi rimane come una persona coraggiosa e capace di affrontare le difficoltà con grinta, senza piangersi addosso le delusioni e le sofferenze determinate dalla condizione di instabilità.

Generalmente si trascorre una fase in cui il  futuro viaggiatore tenta in più occasioni e con tutto se stesso di trovare sicurezza nel proprio territorio e nel proprio paese: contatta aziende, invia curriculum e viene convocato talvolta a lavoro per pochi mesi e con ridotte certezze.

Pertanto, dopo un primo periodo di tentativi falliti, si prende coraggio per partire e trasferirsi altrove.

A volte ci sono dei cambiamenti di vita o delle delusioni che portano la persona a scegliere in via definitiva il trasferimento. Inizia così la fase in cui si reperiscono il maggior numero di informazioni sul paese che si decide di raggiungere.

Si contattano amici, parenti, amici di amici che si sono già trasferiti tempo addietro e si avvia così la fase in cui si materializza sempre di più la decisione di partire.

Trasferimento nel nuovo paese: i primi vissuti

La prima fase di trasferimento è caratterizzata generalmente da grinta ed euforia. Si è psicologicamente propensi al cambiamento e positivi che la propria vita possa finalmente raggiungere un traguardo.

Non sempre si trova nell’immediato la propria strada, anzi frequentemente deve passare del tempo affinchè le cose possano sistemarsi. Il tutto diventa più complesso se la lingua estera non è ben conosciuta.

Trasferirsi e non riuscire a comunicare è una delle esperienze più difficili che l’essere umano si trova ad affrontare. Le difficoltà nel comunicare i propri bisogni e di comprendere quanto l’altro ti sta dicendo, crea incertezza, paura e senso di smarrimento.

Ci si sente spesso fuori luogo e incapaci di instaurare buone relazioni. All’interno del gruppo le altre persone ridono e scherzano, mentre il viaggiatore non riesce a cogliere le battute degli altri. Colui che poi parte in cerca di lavoro e deve sostenere il colloquio in lingua, vive un momento di forte stress perchè consapevole del dover dare il massimo e al contempo certo di non farcela.

A volte le attese di trovare nell’immediato una proposta di lavoro all’estero svaniscono perchè si parte generalmente con aspettative ben più alte di quelle reali.

Nonostante ciò, trascorre del tempo e la persona riesce pian piano e ritrovare la propria stabilità: trova un’occupazione, una casa, migliora il suo orientamento nel territorio e fissa punti stabili che rendono più equilibrata la propria quotidinità (in quale supermercato rivolgersi, quale la banca, ecc.)

Tuttavia, a distanza di tempo, nonostante la stabilità materiale raggiunta, la persona inizia a sentire la malinconia di ciò che ha lasciato.

La seconda fase del trasferimento: le emozioni

Questa fase subentra quando, dopo aver sfruttato tutte le energie per orientarsi nel futuro e nel nuovo luogo, la persona si ferma e riflette su cosa ha lasciato.

La persona si accorge spesso di aver fatto sì la scelta giusta, ma di non aver minimamente pensato a quanto potesse essere stato stato difficile emotivamente abbandonare la propria vita precedente e le vecchie abitudini. Si vive come in una frattura: l’IO all’estero e l’IO nel proprio paese di origine.

Si decide di tornare nel proprio paese per una piccola vacanza e per ritrovare i propri cari e le sensazioni che subentrano sono particolari:

  • di primo acchito sembra che il proprio paese non sia cambiato per nulla, ma tutto sia rimasto come quando lo si era lasciato: le amicizie, i parenti, le strade, i luoghi frequentati,…
  • ci si sente così diversi e cambiati rispetto agli altri; pertanto difficile è la ricollocazione nella terra di origine
  • si torna poi nel paese di destinazione e anche lì, a volte, sembra che le cose siano cambiate.

Terza fase: voglia di risoluzione

Il viaggiatore vive con difficoltà questi passaggi perchè si accorge della discordanza delle proprie emozioni.

Talvolta sente il bisogno di rimanere nella terra scelta ma di voler mantenere le proprie radici e i propri affetti. Sono contrapposte le emozioni e consequenzialmente si iniziano a percepire sintomi a livello corporeo:

  • ansia, tachicardia, sbalzi d’umore, disturbi gastrointestinali, difficoltà del sonno, reazioni dermatologiche, ecc.

Dinanzi a tale sintomatologia la persona si rivolge al medico, ma con difficoltà riesce a trovare la propria soluzione. Si rimane focalizzati sulle reazioni corporee e poco sui cambiamenti inevitabili del corpo nella fase di adattamento nel nuovo luogo.

Quale soluzione?

Dopo una serie di analisi mediche e visite, ci si accorge spesso di avere bisogno di una consulenza psicologica. Tuttavia, la difficoltà è a chi rivolgersi?!

La cultura, come diceva Nathan, è il fondamento strutturale e strutturante dello psichismo umano.

Non è semplice trovare uno psicologo nella terra di destinazione che possa ben comprenderti, capire la tua lingua e la tua cultura di provenienza.

Pertanto, dinanzi a difficoltà di questo genere e consapevoli dei numerosi cambiamenti che si verificano nel passaggio da un paese a un altro, nasce il bisogno di creare un servizio ad hoc di consulenza psicologica online.

Tale servizio, seppur condotto virtualmente:

  • permette di sentirsi vicini alla propria terra;
  • consente una graduale integrazione tra il sè del passato e il sè presente;
  • facilita l’adattamento al nuovo luogo.