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Preveniamo lo STRESS: Rilassamento e Meditazione a contatto con la Natura

Preveniamo lo STRESS: Rilassamento e Meditazione a contatto con la Natura

Sei stressato e vorresti ritrovare la calma interiore?

Corri costantemente durante il giorno dietro gli impegni, il lavoro, le attività quotidiane e non riesci mai a trovare un momento per te stesso?

E’ il tuo caso? Fai attenzione!

E’ importante non tralasciare questi comportamenti, ma dedicare tempo e attenzione ai tuoi bisogni.

Sono tanti i pazienti che lamentano tachicardia appena svegli, difficoltà ad addormentarsi o stanchezza nonostante le ore di sonno garantite.

Tuttavia, proseguono con la vita di tutti i giorni senza soffermarsi per capire cosa il proprio corpo sta comunicando.

Il nostro corpo comunica…

Le sensazioni che percepiamo dai nostri organi sono degli ottimi indicatori che segnalano il nostro livello di benessere o malessere. Ci fanno capire cosa sta andando bene o cosa dovremmo modificare. Eppure, presi dalle numerose attività, continuiamo a dare priorità a tutto ciò che determina la nostra attuale condizione.

I pazienti riferiscono di non riuscire a trovare tempo per sè; ma purtroppo le conseguenze nel tempo emergono sino a che, ad un tratto, il nostro corpo si blocca e si rifiuta di proseguire con la stessa vita quotidiana.

Numerosi, a tal riguardo, gli improvvisi attacchi di panico che non si riescono a spiegare; le malattie cardiovascolari, problemi di digestione, scarsa concentrazione e poca memoria.

La tachicardia, il sonno, l’alimentazione, sbalzi di umore, la rabbia, la ridotta tolleranza alle frustrazioni ci iniziano a segnalare una situazione di profondo stress.

Cosa fare?

Fermati e ascolta il tuo corpo per capire in quali momenti tendi ad accumulare la tensione.

Le tecniche di rilassamento sono un giusto strumento che aiutano a prevenire lo stress e ad interrompere le attività quotidiane che creano una sensazione di intolleranza e di disagio.

Il rilassamento, se poi viene praticato in ambienti a contatto con la natura, incrementa il piacere e il senso di benessere.

Si ha la possibilità di giocare con le emozioni e i sensi, a stretta vicinanza con i suoni e gli odori della natura.

Come fare?

All’interno di ciasun territorio, ci sono psicologi specializzati nel rilassamento e nello stress che organizzano incontri e workshop esperenziali di questo genere, sia di gruppo che individuali.

Se vivi nelle vicinanze di Taranto, mi occupo di questo perchè consapevole dei numerosi benefici che ogni paziente può trarre da questi incontri.

Se sei nei pressi, iscriviti alla nostra iniziativa!

Il prossimo incontro si terrà domenica 11 giugno 2017 alle h 8:00 presso il Parco Cimino.

Frequentamente ne organizziamo altri, pertanto non esitare a contattarmi!

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Il suicidio: un modo di comunicare

Il suicidio: un modo di comunicare

Radio, giornali e servizi televisisi parlano sempre con più frequenza di “Ondate di suicidi“; una frase che spaventa e che risuona nelle orecchie di molti genitori che temono per il destino del proprio figlio, in preda alle difficoltà della vita.

Giovani disoccupati, padri di famiglia o ragazzi in preda a una disperazione d’amore scelgono il suicidio come soluzione ai propri problemi.

Di cosa si tratta?

Il suicidio è una scelta allarmante, una scelta che varia a seconda di cultura, età, orientamento sessuale e caratteristiche personali. Tuttavia, il vissuto comune presente nelle varie forme di suicidio è il Dolore Emotivo.

La persona sente un dolore insopportabile internamente; un dolore che non le consente di vivere la propria vita e percepisce il suicidio come unica via salvifica, perchè non trova dentro di sè altre possibili soluzioni.

Emozioni e vissuti di chi sceglie la via del suicidio

  1. Desolazione e disperazione dettati dalla certezza di non riuscire a cambiare la situazione problematica.
  2. Senso di colpa tipico nelle storie di guerra o nei disturbi post traumatici da stress, in cui la persona sopravvissuta a un evento pericoloso, si sente in colpa nei confronti di chi non ce l’ha fatta.
  3. Rabbia diretta verso gli altri, ma in particolar modo nei confronti di se stessi.
  4. Vergogna, Umiliazione e Auto-disprezzo. La persona sceglie il suicidio per il timore di imbattersi in un ulteriore fallimento e di nutrire ancora una volta angoscia per non aver superato una difficoltà.

Un fattore che con molta frequenza è associato al suicidio è la presenza di una psicopatologia, come: disturbo dell’umore (depressione), disturbo del comportamento alimentare (anoressia), tossicodipendenza, schizofrenia, disturbo borderline. Talvolta anche la presenza di patologie mediche (neoplasie, HIV, disturbi neurologici) può rappresentare un indice di rischio.

Quando il soggetto vive l’angoscia e il dolore emotivo cerca invano di trovare una soluzione al proprio problema; reagisce con agitazione, rabbia e sofferenza che combatte, non cercando aiuti esterni, ma isolandosi dai rapporti sociali.

Il ritiro dai rapporti peggiora maggiormente la condizione psicologica perchè la persona sente ancora più la solitudine e si chiude in un vortice senza fine.

La rabbia contro se stessi incrementa; si innesca un certo grado di separazione dal mondo e si restringe il campo dell’immaginazione: la persona non riesce ad immaginare alternative al suicidio e sceglie di morire per liberarsi da ansia, terrore e angoscia cronica.

Come intervenire?

Un individuo non sceglie improvvisamente di morire, ma si susseguono diversi passaggi che è bene conoscere per attuare un programma di prevenzione e trattamento. Naturalmente non tutti coloro che pensano al suicidio, poi effettivamente lo mettono in atto; ma bisogna sfatare il mito secondo cui chi lo comunica apertamente, cerca solo di attirare l’attenzione.

Gli amici o i parenti che ruotano intorno alla persona sofferente iniziano ad aver paura; alcuni evitano di parlare dell’argomento perchè ignari di come affrontare il dialogo; altri ancora cercano consigli e conforti per combattere i sentimenti di impotenza e di inefficacia.

Dal punto di vista clinico, risulta necessario il riconoscimento precoce e l’invio repentino a un professionista del settore, per iniziare un percorso terapeutico integrato, al fine di evitare il tragico evento. E’ importante capire i metodi con i quali la persona pensa di suicidarsi (es. armi o psicofarmaci), in modo da rimuoverli da casa e rendere difficile l’attuazione.

La presenza di un professionista competente (psicologo, psichiatra, medico) di certo non significa salvificare la persona liberandola dal pensiero suicidario; ma può aiutare la famiglia nel percorso e ridurre il rischio di suicidio.

Fondamentale è la collaborazione tra professionista e famiglia. Quest’ultima naturalmente ha il bisogno di:

  • capire le motivazioni
  • dare un senso a quello che sta accadendo in quel momento
  • comprendere le modalità idonee cui cui stare vicino all’altro
  • apprendere come comunicare e come tendere alla risoluzione dei conflitti.

Il dottore, come un familiare non deve banalizzare o negare il dolore; ma deve ascoltare empaticamente, stimolare il dialogo, consentire l’espressione del disagio, dedicare tempo e risorse. Quando improvvisamente la persona sembra più calma, non bisogna mollare la presa, ma continuare ad ascoltare perchè potrebbe anche trattarsi di una calma apparente, dettata dall’idea di aver trovato una soluzione alla propria sofferenza: il suicidio.

Di fronte a situazioni altamente rischiose e problematiche è necessario contattare i servizi psichiatrici per far fronte all’emergenza, non dimenticando tuttavia di cercare sempre la collaborazione della persona, facendole presente del momento critico che sta affrontando e dell’importanza di una presa in carico globale.

E’ importante non far sentire la persona sola, ma sostenerla, orientarla e incoraggiarla. Consentendo alla persona di parlare dei propri problemi e di condividere i propri pensieri, anche quelli inerenti il suicidio, si riduce inevitabilmente l’ansia e il senso di solitudine.

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Richiedenti asilo e rifugiati: come accoglierli

Richiedenti asilo e rifugiati: come accoglierli

Può risultare difficile interfacciarsi con questa realtà, perchè nonostante le difficoltà economiche e politiche nelle quali versiamo, viviamo comunque in un paese democratico e senza guerra.

Rifugiati politici e Richiedenti asilo: chi sono?

Parliamo spesso di persone con un elevato rischio di sviluppare sintomi riconducibili al Disturbo Post Traumatico da Stress perchè vittime o testimoni di gravi eventi traumatici.

La loro sofferenza scaturisce perchè spesso:

  1. sono costretti ad abbandonare il proprio paese e i propri cari improvvisamente, senza poter avvisare e salutare amici o parenti
  2. hanno subìto o temono di subìre persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a determinati gruppi sociali o per lo proprie opinioni politiche
  3. il trauma al quale vengono esposti, non è generato da eventi naturali (alluvioni, terremoti, ecc) ma dallo stesso uomo, il che rende tutto più insopportabile.

Molti di loro hanno speso tutti i risparmi familiari per poter fuggire dalle persecuzioni; e dopo essere sopravvissuti alle torture, si ritrovano ad affrontare un viaggio difficile che li vede per diversi giorni senza acqua e senza cibo. In tanti muoiono lungo il percorso, dunque la paura si fa più grande perchè si viaggia con il terrore di non arrivare alla propria meta, nonostante i sacrifici.

E poi arrivati in Italia…

Giunti in un paese diverso, con proprie regole, una propria cultura e differenti abitudini di vita, subiscono altri traumi perchè costretti ad adattarsi ad un nuovo ambiente e a ridefinire la propria identità.

Sarà capitato a qualcuno di noi di raggiungere un posto lontano dal proprio paese, di essere rimasti per settimane-mesi in un altro luogo e di sentire per un attimo nostalgia delle proprie origini.

Pensiamo di essere lontani da casa, di non conoscere nessuno, nè la lingua, quindi di non sapere nè come presentarci, nè come chiedere aiuto se in difficoltà.

Torniamo ora con la mente ai richiedenti asilo. Tutto è più ingigantito e traumatico perchè:

  • per un lungo periodo di tempo non hanno notizie della propria famiglia,
  • nè hanno soldi per telefonare loro e avvisare che il viaggio è andato a buon fine
  • non conoscono nessuno
  • non si è trattato di un viaggio di piacere, ma obbligato pur di sopravvivere
  • prima avevano un ruolo sociale perchè lavoravano presso magari il loro market di proprietà, nelle loro terre o perchè insegnanti, laureati, ecc; ed ora senza un lavoro.

Molti dei ragazzi che accogliamo nei Centri di Accoglienza, nei CARA (Centri di Accoglienza per richiedenti asilo) o negli SPRAR (Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati) lamentano disturbi del sonno, della memoria, dell’attenzione, disturbi psicosomatici, ansia, stress, alterazione dell’umore.

Non è facile il loro percorso, proprio perchè fuggiti da persecuzioni perpetuate dallo stesso uomo; emerge quindi un senso di sfiducia ed insicurezza nei confronti di terzi.

Si ha forte timore per il proprio futuro e per la propria famiglia; la moglie e i figli sono lontani e hanno bisogno del loro aiuto.

Tale sofferenza deve far rendere conto di quanto possa essere difficile una vita senza alcuna certezza e di quanto dobbiamo sentirci tutti incaricati a sostenerli, incoraggiarli e a non emarginarli. Ecco a voi uno spunto per riflettere e pensare senza condizionamenti e senza barriere.

Riporto un pensiero scritto da uno dei nostri ragazzi beneficiari SPRAR, nel corso di uno dei nostri laboratori:

“Io sono un afghano che si era stancato di rimanere in Afghanistan.

Con ciò non voglio dire che il mio paese non mi piace, ma che da tanti anni c’è la guerra e muoiono sempre le persone.

Io voglio una vita senza guerra; voglio avere bambini che possano studiare ed andare a scuola, senza pensare che un giorno possano non arrivare più a casa.

Dopo tanti anni di vita in Afghanistan, ho pensato di andare in un luogo senza guerra, per una buona vita.

Dopo 20 giorni  grazie a Dio sono arrivato in Italia. Quando sono partito dalla Turchia sono rimasto per una settimana con pochissima acqua… c’erano tante persone senza cibo e che stavano morendo.

Voglio che un europeo venga in barca per capire quello che abbiamo provato. Non veniamo qui per soldi o lavoro.

NOI SIAMO PERSONE COME VOI, CHE NON VOGLIONO MORIRE”

R. 2013

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Gli effetti positivi della Risata: LA CLOWNTERAPIA

Gli effetti positivi della Risata: LA CLOWNTERAPIA

Gli effetti positivi del BUONUMORE e della RISATA vengono confermati dagli studi sulla Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) e dalla Gelotologia, ossia la scienza della risata.  Il sorriso ha potenzialità terapeutiche perchè:

  1.  Rafforza il nostro sistema immunitario
  2.  Influisce su pensieri, emozioni e comportamento

Per questo motivo, all’interno dei luoghi altamente stressanti, riveste un ruolo fondamentale la figura del CLOWN e la CLOWNTERAPIA, che si pongono l’obiettivo di offrire momenti di svago, divertimento e di migliorare la Qualità di Vita della persona.

Il Clown aiuta il paziente ad uscire dall’isolamento; a ricordare l’ospedale, non solo come luogo di sofferenza, ma anche come luogo in cui si possono fare nuovi incontri e si può ridere e ironizzare sulla malattia.

Vi riporto il link di un mio intervento fatto nel corso del Convegno: “Un sorriso a tutto il mondo. Clownterapia e diritto all’uguaglianza“, organizzato dall’Associazione Mister Sorriso di Taranto ed in collaborazione con il Centro Arkea, Centro di Psicologia (Ta).

Ridere per guarire:

http://www.youtube.com/watch?v=PrefHWbIqf8&feature=share

Riportando una frase di  Sandre Cecyl: “Se non si possono aggiungere giorni alla vita, si può dare vita ai giorni”

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Come vincere la timidezza: consigli utili

Come vincere la timidezza: consigli utili

La timidezza è una tendenza da un lato ereditaria, dall’altra determinata dall’ambiente educativo. La persona timida nutre timore di fronte agli altri ed incontra difficoltà ad esprimersi con disinvoltura perchè insicura o perchè non abituata a porsi al centro dell’attenzione all’interno del gruppo. Si presenta spesso incerta, impacciata, indecisa e poco protagonista.

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